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20 luglio 2020

Non è detto che la DEMOCRAZIA sia la forma migliore


2084 

"Quel giorno il Governo, ormai ridotto da tempo ad un mero consiglio di amministrazione nazionale, decise i parametri dei nuovi referendum: nel nuovo panorama democratico non esistevano più i partiti ai quali non credeva più nessuno, ridotti com'erano a semplici contenitori di mutevoli opinioni, rissosi e chiassosi, capaci solo di litigare sulla base del consenso vuoto e inconsapevole. I partiti non proponevano più visioni e progetti sociali ma gestivano soltanto il consenso attraverso raffinate analisi degli umori, banderuole al vento della sensazione, senza più uomini e leader capaci di dare un disegno del futuro prossimo venturo, legati sempre all'imminente sentire senza pensare ai giovani e al futuro. Pertanto l'unica soluzione fu la possibilità di creare un enorme consiglio di amministrazione nazionale parcellizzando la partecipazione di professioni e sensibilità, categorie e religioni, appartenenze etniche e sociali. 

Quel giorno la neodemocrazia razionale doveva decidere se permettere la scelta del colore della pelle e dei capelli del futuro figlio attraverso l'ingegneria genetica nel concepimento in provetta, poi un referendum istantaneo sull'introduzione di nuove centrali nucleari a fusione fredda per rispondere alla maggior domanda di energia. Per il primo la commissione governativa stabilì i parametri nel seguente modo: medici, biologi, filosofi e religiosi coefficiente 2.3, laureati in materie tecnologiche 1.6, laureati in materie umanistiche 1.4, diplomati 0.4 meno dei laureati, non diplomati, disoccupati e massaie 0.6 il coefficiente totale, madri e padri aggiungono 0.2 al loro coefficiente di cui sopra. Pertanto ogni voto non vale uno come ai tempi della democrazia classica, bensì il voto viene pesato in base alle specifiche competenze."

Non si può imporre un regime democratico, non funziona mai senza una laica presenza costante di principi etici condivisi e comuni. Soprattutto non può esistere vera democrazia senza una diffusa scolarizzazione e conoscenza storica, un'autonomia di pensiero e conseguente capacità di analisi. Mi si potrebbe obiettare che le masse non possiedono quasi mai tali caratteristiche, ed è vero; ma un tempo bastava il sano buonsenso e una credibile esperienza di economia familiare per determinare una partecipazione intelligente alle istituzioni democratiche.

Poi le cose sono cambiate negli anni per pochi, profondi, circostanziati motivi: crollo del muro di Berlino e fine delle grandi famiglie ideologiche post belliche
nuove tecnologie e conseguente globalizzazione dei sistemi di informazione, commercializzazione e della finanza
fine della società basata sulla condivisione sociale, sulla famiglia, e inizio della individualità tipicizzata ed esasperata

Se mettessimo idealmente questi fattori in un mixer e lo scuotessimo ben bene otterremmo una società liquida come quella che stiamo vivendo quotidianamente. Non esistono più le ideologie e quindi neppure lo studio della storicizzazione delle medesime, non si condividono pensieri e discussioni, non ci sono più partiti o pulpiti religiosi che mediano il pensiero o che raccolgano gli umori sociali e comuni e li riportino in alto nella politica democratica. Ognuno pensa di essere una monade politica che partecipa al grande gioco della democrazia attraverso il filtro della propria esperienza personale. Ognuno di noi ascolta solo quello che ama sentire. Perché tutto questo? Perché i partiti sono diventati gestori di consenso, raccoglitori di umori, propositori di sensazioni, erogatori di slogan che prefigurano risposte semplici a problemi complessi. In poche parole la politica e quindi la vita democratica non si basa sull'analisi e la condivisione delle analisi e delle soluzioni, bensì si affida alle dinamiche commerciali.

La Democrazia fallisce in assenza di cultura vera

mentalmente normale, NormaMentale, Marco Cestelli

01 luglio 2020

La scuola italiana dei "miracoli"

Una delle cose più "italiane" che ci sono in Italia è la scuola, talvolta cenerentola, talvolta principessa, spesso "contenitore di tutto".
C'è un investimento più importante dell'insegnamento per il futuro di una nazione? No. 
C'è un investimento meno produttivo nell'immediato presente della scuola? No. 
Ecco, la scuola è roba per statisti, e di questi abbiamo particolare carenza; pensare oggi alle generazioni future. 
Quindi farei alcune osservazioni personali sul concetto italiano, e politico, di scuola:
per rendere "produttivo" il sistema scolastico i nostri eroi partitici lo hanno concepito, negli anni, come un bacino di consenso attraverso concorsi in prossimità elettorale. Spessissimo le strutture sono vecchie e malandate, pensate nei decenni passati come contenitori di classi; "Sgarrupate". 
Gli insegnanti sono assunti a vita, se di ruolo (roba da anni '90) oppure condannati ad una estenuante precarietà. 
Valutazioni di efficacia dell'insegnamento? Non mi risulta che qualcuno sia stato espulso per inadeguata capacità a insegnare. Non mi risulta che qualcuno sia stato premiato per il grande impegno e per la propria capacità didattica. 

lo Stato ha stipulato un contratto fittizio con gli insegnanti per il quale: "ti pago poco, pretendo poco, tante vacanze, poche valutazioni, se vuoi ti lascio arrotondare in "nero" con lezioni pomeridiane, rompiamoci poco le scatole e tutto andrà bene. Come? Ti tocca pagare le fotocopie? La carta igienica? Materiale didattico self made? Suvvia, è sempre meglio che lavorare...hai mai visto un insegnante licenziarsi per andare a lavorare altrove? "

Poi il corpo decente presenta due caratteristiche antropologiche di grande interesse: 
  • la maggior parte dei concorrenti sono meridionali, che spostiamo al nord (dove ci sono posti vacanti) e poi tra legge 104, artifici vari riporto al sud. 
  • La maggior parte sono donne, più basso è il livello scolastico (dagli asili, primarie e secondarie) maggiore è la percentuale di donne insegnanti, più si sale (superiori e università) aumenta la percentuale di presenza maschile. 
Poi ci sono le "private", parificate ecc.. che, a dispetto della Costituzione, vengono finanziate dalla mano pubblica e svolgono un ruolo fondamentale sia per la libertà di insegnamento che per il servizio che, dicono (e ci credo), è essenziale per coprire necessità didattiche non coperte dallo Stato: pagano meno i docenti ma in cambio danno punteggio. 

Sembra che l'81% dei plessi scolastici non abbia accesso ad una buona connessione di rete, e questo la dice lunga su come viene considerata la scuola. Sulle attrezzature scolastiche, laboratori tecnici, scientifici, linguistici.. se tanto mi da tanto non siamo messi bene. 

I genitori sono parte integrante del sistema scolastico? Certo che sì, con i decreti anni '70 e '80 sono parte integrante del processo educativo ma invece di catalizzare processi di incremento delle competenze per gli allievi, sono diventati, negli anni, dei complici dei prediletti figli, hanno spesso scavato  trincee per difendersi da quei docenti che vorrebbero fare il proprio dovere, si sono inseriti nella didattica senza alcuna competenza, hanno giudicato i docenti senza cognizione di causa, hanno perorato cause particolari (le proprie) senza pensare al dovere del docente di pensare a tutta la classe. Prova a bocciare un fanciullo e ti ritrovi al TAR. 

Potrei dilungarmi sull'aumento della burocrazia, della presenza di ragazzi extracomunitari o comunque inseriti senza competenze linguistiche e culturali rallentando e costringendo gli insegnanti a gimkane didattiche...
Risultato: siamo i più ignoranti d'Europa e dodicesimi al mondo nella poco invidiabile classifica dei peggiori. Si si, proprio noi che abbiamo il record di siti UNESCO, beni culturali infiniti, bellezza ovunque, noi che abbiamo geneticamente la discendenza degli uomini migliori della storia, dell'arte e della scienza.. 

Poi arriva la quarantena per il Covid e si scopre che i nostri docenti fanno miracoli, impegnandosi allo spasimo, tra piattaforme didattiche, nuovi sistemi, telefonate di controllo e motivazione degli studenti, spesso spaesati. Lasciati soli senza esperienza hanno recuperato anni di innovazione tecnologica. La scuola ha fatto il possibile e ben di più. Ora teme che alla riapertura dovrà integrare la didattica a distanza con quella tradizionale ... potrebbe essere una rottura di scatole non da poco. 
L'Italia è stata l'ultima a pensare di riaprire le scuole dopo la quarantena e questo la dice lunga su come considera l'insegnamento, in un parossistico via vai di ipotesi e progetti, rimandi e ipotesi ... con un ministro che "non mi sembra attrezzato". Prima il campionato (ci mancherebbe) e poi ... adda passà a nuttata.

Eppure proprio quei docenti sono l'anima di molti nostri ricordi, i monumenti delle nostre memorie, gli artefici di tanta parte della nostra vita, quando la scuola non aveva abdicato al suo ruolo e al suo prestigio. Quante parole, letture, concetti, insegnamenti sono rimasti in noi dalla voce di quegli insegnati. Ce ne sono stati tanti e ce ne sono ancora ma immersi in una scuola che non è pensata in modo adeguato per essere quel motore sociale e culturale che un paese avanzato dovrebbe avere. Ah già, è estate ... se ne riparla a settembre.

Mentalmente normale, NormaMentale, Marco Cestelli

Vogliamo “li sordi che ci cacciano in tasca dall’Europa, quelli che cce devono da”.

  Ho la spiacevole, ma netta, sensazione che il "glorioso popolo italico" non abbia contezza di cosa sia il  Piano Nazionale di Ri...