19 gennaio 2021

Vogliamo “li sordi che ci cacciano in tasca dall’Europa, quelli che cce devono da”.

 

Ho la spiacevole, ma netta, sensazione che il "glorioso popolo italico" non abbia contezza di cosa sia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il Next Generation EU, insomma “li sordi che ci cacciano in tasca dall’Europa, quelli che cce devono da”.
1. La UE ha deciso (Macron e Merkel) che bisogna dare fondi e investimenti per resistere alla pandemia e per ripartire in economia (Ripresa e Resilienza)
2. Il paese messo peggio di tutti è l’Italia (chissà perché), per cui “al paese più bello de mondo” destinano più fondi di qualsiasi altro. Quanto? Per la Cassa Integrazione 20 mld (a debito controllato), per la Sanità 36 mld (a debito controllato e senza condizionalità) con il MES, 127 mld (a debito lungo e controllato) e 80 mld a fondo perduto (agratisse) co Next Generation EU. Inoltre la BCE ci compra il debito pubblico in continua crescita per tenere bassi gli interessi (spread).
3. Conte torna da Bruxelles contando vittoria per i soldi che ci darà la UE (ha ricevuto un applauso in Parlamento), in realtà ci stanno pagando per rimanere in Europa e continuare a contribuire alla catena economica tedesca. La Germania, per capirsi, sborsa di tasca propria un centinaio di miliardi scarsi ma sicuramente dei tedeschi.
4. PERO’ CI METTONO DELLE CONDIZIONI, dovete fare un piano di investimenti e non di spese, in modo che possiate creare ricchezza e lavoro in futuro (prossimo) modernizzando il paese. Dovete fare dei passi verso un futuro migliore su questi temi:
Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Agricoltura Sostenibile ed Economia Circolare; Energia rinnovabile, idrogeno e mobilità sostenibile; Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; Tutela del territorio e della risorsa idrica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0; Intermodalità e logistica integrata; Istruzione e ricerca (Potenziamento delle competenze e diritto allo studio, Dalla ricerca all’impresa); Inclusione e coesione (Politiche per il lavoro, soprattutto giovani e donne, Infrastrutture sociali, Famiglie, Comunità e Terzo Settore, Interventi speciali di coesione territoriale, ovvero il SUD); Salute (Assistenza di prossimità e telemedicina, Innovazione dell’assistenza sanitaria). Il tutto condito da urgenti riforme profonde come giustizia e pubblica amministrazione, altrimenti non riuscirete ad essere normali come noi e non riuscirete a spendere per gli investimenti. Vi diamo tutti questi soldi a patto che facciate un piano serio e circostanziato, con obiettivi chiari risultati controllabili a consuntivo. Insomma noi paghiamo e voi dovete diventare normali.
5. Dopo mesi di attesa il governo Conte 2 partorisce un piano molto lacunoso in cui enuncia i carichi economici dei provvedimenti, Renzi protesta (ma non doveva farlo l’opposizione?) e il piano migliora, diventa più dettagliato, rimodula i carichi economici ma non ancora in modo sufficiente. Conte va in aula per ritrovare una maggioranza ma del grande problema del Next Generation EU nessuno se ne occupa (a parte Italia Viva e + Europa, ma non doveva dirlo l’opposizone?). Sembra che sia un fastidio prendere quel denaro a cui non vogliono pensare, sembra che non si rendano conto (come gli elettori) di quello che significa.
6. Cosa dicono i tedeschi di tutto ciò? “
L'Italia sta comprando consensi e voti con i soldi europei. Ecco il secco giudizio sul PNRR da parte della più autorevole testata tedesca, la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), che riflette per altro con toni assai meno decisi quella che è l'opinione pubblica tedesca. Per sostenere il Recovery Fun come ancora lo chiamiamo qui, la Germania dovrà farsi carico di parte del debito comune europeo per una cifra che rappresenta l'8% del Pil nazionale. In cambio riceverà anche lei risorse per circa un decimo però della cifra che dovrà sborsare. “Purtroppo”, si nota, “questo Governo, oltre alla gestione di crisi intorno alla pandemia del Coronavirus, non ha prodotto niente che punta verso il futuro”. Giudizio netto anche sul premier: “Conte voleva distribuire i soldi di Bruxelles secondo criteri politici e clientelari. Ma così, l’Italia mancherebbe l’obiettivo del Fondo Recovery, che dovrebbe spingere verso riforme e crescita addizionale. Ma i politici italiani guardano già verso i prossimi appuntamenti elettorali, probabilmente 2022, al limite nel 2023. Per questi, tanti vorrebbero comprare voti con soldi europei.”
Come funziona il
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza? Prima stesura del piano: più donne che partecipano al mondo del lavoro, X miliardi. (Così non funziona). Seconda stesura: più donne nel mondo del lavoro attraverso la riqualificazione e l’estensione qualitativa e quantitativa dei servizi e degli asili nido, X miliardi. (Così ancora non funziona). Ipotesi operativa: più donne nel mondo del lavoro aumentando gli asili di XYZ unità di bambini, XYZ miliardi, risultato atteso Q% di donne al lavoro nel tempo T1, T2, T3. Questo funziona e può essere finanziato.
“Quando chiedi prestiti o addirittura finanziamenti perduti ad altri non puoi alzare le spalle e sbuffare, ma devi sentire e rispettare le richieste dell'erogatore. Piller ha un esempio virtuoso che per noi è ancora più umiliante: “Guardate la Grecia. Il suo piano l'ha presentato il 15 novembre. Non utilizzano i prestiti per la spesa pubblica. Prendono a prestito 12 miliardi per darli tutti alle imprese per i loro investimenti, a patto che se ne facciano dare la metà (altri 12 miliardi) da banche finanziatrici che quindi sono chiamate a valutare la qualità di quei programmi. Così si usa il Recovery Fund come leva finanziaria e non si aumenta di troppo il debito. La Grecia poi usa i grants, i fondi perduti con un piano molto serio. Vogliono introdurre energia pulita anche sulle isole, ma prima le collegano con la rete nazionale attraverso infrastrutture sottomarine. In quel modo isole meno turistiche produrranno energia che verrà distribuita a quelle più turistiche senza dovere ovunque una centrale. Ecco, questo è un piano serio. Certo la differenza è che in Grecia c'è un primo ministro con un PHD di Harvard, che può tenere testa a professori di economia e capisce quello che viene scritto nei piani. Come capo consigliere economico si è affiancato un premio Nobel. Un po' diverso dall'Italia, dove si piazzano lì gli amici di Pomigliano d'Arco di Luigi Di Maio per dare loro un posto. Risultato: la Grecia sta recuperando, l'Italia no”.

Marco Cestelli

10 dicembre 2020

I "nuovi" extracomunitari


Amo l’Inghilterra a distanza e con la Manica in mezzo. Amo gli inglesi e la loro strenua capacità di innovare se stessi rimanendo fortemente attaccati alla tradizione. Amo la loro civiltà, il pragmatismo, l’eleganza di molte cose davvero british, poi amo il loro cinema, i loro attori, e anche Sua Maestà la Regina. Mi piace che il loro Primo Ministro (ha frequentato Eton e Oxford per meriti) sia laureato in storia antica, ha scritto un libro su Roma e l’impero, conosce il latino (ha proposto di reintrodurlo nella scuola pubblica), il greco e anche un bel po’ di italiano; a confronto al nostro miglior politico è semplicemente un gigante.

Da ragazzo vedevo l’Inghilterra come la terra promessa della modernità, degli hippy, dei Beatles, del Punk, dei diritti civili, dei giovani, di Carnaby Street, dell’Isola di White. Vi andai la prima volta a 16 anni e scoprì che erano tendenzialmente più poveri di noi, nel senso che erano indietro su stili di vita, più sporchini, più sciatti, insomma tranne che per il loro progresso sociale erano … meno. Ma sempre grandi. Poi ho capito il motivo: in realtà la Gran Bretagna ha perso la seconda guerra mondiale, ovvero l’ha vinta cedendo moltissimo agli USA e dopo il ’60 non erano neanche più impero pur sentendosi imperiali. Eppure si sentivano, e si sentono, superiori, ma con eleganza ovvero senza la tracotanza negazionista dell’italianità residua dei francesi, senza la supremazia morale, etica e organizzativa ma silenziosa dei tedeschi; mi ricordo che mi chiedevano dell’Italia e poi li vedevo pensierosi come se si stessero domandando se anche noi avessimo il frigorifero in casa.

Oggi Londra è globale e con il mondo, l’Inghilterra e il Galles sono per Brexit a manetta, Irlanda e Scozia vedremo. Sono entrati nel mercato comune con molti mal di pancia (la Francia non ne voleva sapere della “perfida Albione” in UE), nel salotto europeo si sono sempre seduti sul bordo della sedia, pronti ad uscire per un “tea” ad ogni controversia, sono stati la “longa manus” degli USA che, attraverso loro, frenavano ogni progresso integrativo europeo, non sono entrati nell’Euro per perseguire (giustamente) la loro scommessa finanziaria indipendente visto che ormai avevano perso per decenni la loro capacità manifatturiera.

Oggi si dividono dal resto del nostro continente, le strade divergono nel momento peggiore per loro (per noi italiani è sempre il momento peggiore, sempre e per tutto), il virus ha fatto molti danni e l’economia soffrirà in generale della situazione tra uscita e virus, senza i paracaduti europei: ebbene sì, la UE (che soffre anch’essa) sta investendo cifre allucinanti per attutire gli effetti della pandemia e della crisi, UK non avrà questa possibilità ma ne sono fieri (sembra) e anche contenti. Boris Jhonson lancia un penultimatum ogni due giorni, come l’ultimo dei premier italiani, ma si è trovato di fronte Merkel, Von der Leyen, Lagarde e soprattutto Macron, praticamente un muro di cemento armato. Un muro fatto da previsioni di danni economici (immediati, per il futuro chissà, forse staranno meglio di noi) per gli inglesi e 36 per gli europei (però da dividere tra tutti i paesi). Finisce un equivoco durato quasi 50 anni.

Così ci lasceremo come due fidanzati obbligati ad amarsi a distanza, UK è e sarà sempre Europa ma diversa, in un mondo globalizzato stare da soli non è buono, e l’onda lunga del trumpismo sembra al tramonto. Ma sai com’è? M’hai voluto lasciare… va bene, stai a casa tua, forse proprio la distanza ci farà riflettere meglio, come nei rapporti in crisi. Poi in fondo gli inglesi sono quelli della famosa vignetta: “Ehi, hai visto? C’è tempesta nella Manica” “Si, il continente è isolato”.

 

08 novembre 2020

USA sono uno stato, UE è un consorzio


 

In questi giorni abbiamo assistito e trepidato per gli Usa e il suo nuovo “Comandante in Capo”, che poi in fondo è anche il “nostro”. Si, avete capito benissimo, noi (italiani) siamo consapevolmente “sudditi” del polo geopolitico Usa, e il resto della UE lo è altrettanto, con sfumature diverse.

Non sono convinto che ci sarà un cambiamento molto marcato, nella sostanza, tra Biden e Trump poiché la traiettoria degli USA è tracciata da tempo; non comanda il Presidente ma un complesso circuito parlamentare e di lobbies in cui il Presidente da indirizzo e mediazione ma attraverso compromessi infiniti.

Sono convinto che chi domina l’Europa domina economicamente il mondo, e noi europei siamo “solo” un’entità geografica che si è consorziata con intelligenza e lungimiranza per aumentare (nelle intenzioni e anche nella sostanza) il nostro benessere e il nostro progresso, finchè un muro ci divideva dai cattivi (crollato nell’89). Poi tra slanci in avanti e forze centrifughe siamo qui a guardarci e capire che dobbiamo fare.

“America first” significa “UE second”, e da parte loro è ben comprensibile; Trump è andato più in là, ha aiutato ogni movimento antieuropeo per indebolire ciò che era già debole, con un unico obiettivo: la Germania e i suoi rapporti con la Russia, unica vera paura americana; più la UE è divisa più è controllabile e addomesticabile.

“L'unione è il principale attore economico-commerciale mondiale. Il 15% delle merci esportate nel mondo sono europee; la Cina rappresenta il 16%, gli Stati Uniti l'11%; se si parla di importazioni gli Stati Uniti importano il 16% delle merci mondiali, l'unione europea il 14%, la Cina il 13%.

In altre parole l'Unione europea e la Cina vendono più di quanto comprano (segno di fondamentali economici "sani", direbbe un economista). Le percentuali, qualora il Regno Unito fosse rimasto nell'Unione europea sarebbero oggi del 18% per l'Unione (quindi superiore alla Cina) per quanto riguarda le importazioni e del 18% per le esportazioni: il Regno Unito infatti importa più di quanto esporti.

L'avanzo della bilancia commerciale europea è quindi positivo per circa 200 miliardi di euro. I paesi europei che esportano di più verso l'estero sono la Germania (il 30% della quota complessiva europea), la Francia (12%), l'Italia (11%).

Sul piano commerciale quindi, l'unione europea è sempre stata davanti, sin dalla fine degli anni '70, agli Stati Uniti; il PIL (prodotto interno lordo), misura ottusa della produzione economica ma in molti sensi rappresentativa, vede Unione europea e Stati Uniti sostanzialmente appaiati, con un lieve margine di superiorità per gli Usa; se non vi fosse stata la Brexit l'Unione europea avrebbe un PIL equivalente a quello USA.

Indicatori economici aridi, si dirà; certo, ma in qualche modo rappresentativi di una realtà che "guida" la capacità delle economie sviluppate di relazionarsi con il resto del mondo.

Ovviamente l'unione europea è superiore agli Stati Uniti per numero di abitanti: circa 150 milioni in più; ma questo non è certo un record. Dove invece di europei sono superiori agli Stati Uniti (e alla Cina, potenza ormai affermata sulla scena economica internazionale) è nel campo della qualità della vita. Il che non vuol dire solo fiorellini, boschi e riviere o cucina: vuol dire anche qualità del servizio pubblico sanitario (pubblico significa sia universale sia a basso costo), tutela dei diritti, servizi sociali, previdenza e tutto ciò che con una parola abusata si chiama Welfare.” (Aut. Piero Graglia)

Ma l’Europa è un’espressone geografica, la UE non è una nazione, non lo è oggi e non lo sarà ancora per molti anni, decenni; è una geniale aggregazione di nazioni reali e indipendenti che si sono date delle regole comuni per il commercio, libera circolazione, ecc..  e una parte della finanza ma in cui prevalgono, e prevarranno, le politiche e gli interessi nazionali. Per fare un esempio, gli Stati Uniti sono un insieme di 52 palline di acciaio che girano su se stesse a diverse velocità ma stanno tutte ben attaccate alle altre (ben calamitate da forza centripeta), la UE è composta da 27 palline di acciaio che girano su se stesse a diverse velocità ma, se pur calamitate, subiscono forze centrifughe, cozzano spesso tra loro o si allontanano a turno e ritornano con le altre pronte a ripartire (tranne la pallina GB che se n’è andata) 

Marco Cestelli

02 novembre 2020

Make Occident great again!


Un po’ di anni fa ho passato una settimana a San Francisco, questa è la mia esperienza diretta degli USA. Non mi è piaciuta per niente, non ho colto il fascino dell’America, l’ho trovata bruttina e piena di contraddizioni; le strade piene di barboni, di colore o ispanici, realmente grassi e brutti; poche cose davvero interessanti, belle, eppure l’ho girata un po’ tutta. Poche persone attraenti, tanto meno le donne eppure la California non era la patria di Baywatch? Allora ho fatto cose viste nei film: una lungo caffè in libreria, fast food, ho giocato a scacchi nel parco a 1$ a vittoria, megastore Nike, birra Budweiser in un locale (pessima), cena di beneficienza in un hotel, ho incontrato il sindaco nero, ho visto l’arrivo di 11 volanti di polizia in un negozio con morto e un arrestato (entrambi neri, come da copione). Domenica mattina andai anche a sentire una messa evangelica, quelle col predicatore e la gente che cantava e ballava e diceva “amen”, “si, proprio così”, “Alleluya” ad ogni affermazione del pulpito.

Film e serie tv Made in USA ne ho viste a centinaia (forse più) come tutti ed ho capito che non fanno vedere quasi mai l’America per quello che è: nello schermo i grassi praticamente non ci sono, oppure sono eccezioni, oppure sono neri, oppure sono personaggi negativi. Però amano davvero la loro patria e la bandiera “stars and stripes”. E ho capito che, fuori dalle telecamere, gli americani sono spessissimo di una ignoranza insospettata e insospettabile. Accettano cose che per noi sono incomprensibili, armi ovunque, scuole costosissime che troppo spesso emarginano le persone, la sanità gelosamente privatistica (in genere), milioni di carcerati, suprematisti, razzisti, antirazzisti, comunità etniche e culturali, lobby (lecitissime) e gruppi di potere, diversità geografiche ed etniche da far impallidire il nostro nord/sud.

Ora eleggono il Presidente, e lo eleggono anche per noi, piaccia o non piaccia è così. Gli USA sono il nostro “padrone” e a noi piace molto questa cosa, non a parole ma nei fatti. Loro ci dicono, da 70 anni, “voi pensate all’economia, fate del vostro meglio, state bene e non rompete troppo le palle; al resto, alla geopolitica, pensiamo noi. E zitti (ma con gentilezza)”. Loro giudicano tutto e tutti perché controllano completamente i commerci mondiali marittimi (90% del totale), controllano tutti gli stretti geografici, le armi più avanzate, i sistemi finanziari, bancari, il petrolio (in buona misura), ci dicono chi è buono e chi cattivo (sanzioni), quali teatri diplomatici e bellici, controllano una buona fetta dell’ONU, della NATO; del WTO, ecc., e comprano tanto, tantissimo (una nazione che può produrre tutto in realtà compra fuori per avere pressioni su tutti i mercati). La Cina è l’eccezione a questo quadro, e infatti sono riottosi e nel loro mirino, ma davanti al mare cinese ci sono già due portaerei, non si sa mai.

Il Presidente USA è anche affare nostro, ci piaccia o meno: si sfidano un 74enne e un 78enne, non è una bella cosa di per se’. Trump mi sembra un Salvini che “ce l’ha fatta”, Biden un feticcio malmesso che sta in piedi col Gerovital (ma conta per tirare la volata alla sua Vice), gli Usa sceglieranno come credono ma a noi italiani/europei interessa che il prossimo presidente sia impegnato a “coprirci” sul versante economico e bellico, di geopolitica, che non si disimpegni e non ci costringa a prendere decisioni autonome, che rimanga ago della bilancia nelle dispute internazionali, che rimanga parte attiva in ogni settore affinchè si possa rimandare più a lungo possibile il verificarsi di nuovi scenari internazionali in cui l’occidente e ancora fragile e disunito. GOD SAVE AMERICA, però pensare che decidano quelli brutti armati e ignoranti … ah già, succede anche da noi.

Marco Cestelli

29 ottobre 2020

Che pena essere "civili"


 Un paese europeo difende la propria laicità e la libertà di stampa.


Un giornale pubblica vignette di dubbio gusto, ma non sta a noi decidere cosa sia corretto o meno in un paese libero (altrimenti quanti cazzari dovremmo chiudere?).

Un professore di un liceo fa vedere delle vignette di tal giornale per far capire il concetto di libertà civile e di stampa in uno stato laico, senza offendere direttamente la religione islamica. Un musulmano si sente in dovere di condannare il gesto didattico e soprattutto il professore e trova bello e conforme alle sue inclinazioni il decapitarlo.

Un presidente turco in gravi difficoltà interne a causa di crisi monetaria ed economica cerca nemici esterni, semi varie guerricciole qua e la' tra Siria, Libia e si scontra con la Grecia per trivellare gas dal Mediterraneo. La Francia si schiera contro la Turchia per propri interessi (Libia) e per solidarietà (Grecia). Il turco presidente si scaglia contro la Francia per rivendicare l'entità musulmana contro quella laicità e libertà propria dell'ordinamento francese. la questione sarebbe di poco conto, le diplomazie sanno che è solo un "ballon d'essai".

Poi si infiamma tutto il mondo musulmano e calpesta le immagini di Macron e le bandiere francesi, si organizzano per studiare ritorsioni commerciali contro i libertari francesi che non tengono in adeguata considerazione le legittime sensibilità del mondo musulmano.

Il turco presidente ne inventa una meravigliosa: accusa l'Europa di trattare i musulmani come gli ebrei prima della seconda guerra mondiale, dimenticando forse quello che fecero i turchi agli armeni, presi ad esempio dal buon Adolf come riferimento per il suo sterminio preferito; ne morirono circa 1.5 milioni.

Macron difende la Francia, la francesità, la laicità e la libertà di stampa e di opinione. Poi a Nizza un musulmano si sente in dovere di uccidere 3 persone in una chiesa, un altro tenta di uccidere dei poliziotti al solito grido, guadagnandosi in un colpo solo l'ammirazione dei suoi correligionari e un posto nel verde paradiso con le 72 vergini (spero per lui che siano carine).

Mi dispiace ma io sto con la Francia, con la cultura occidentale; è l'ora di dire che in Europa i musulmani valgono come i cattolici e i protestanti, gli Hari Krishna, i terrapiattisti e i vegani. Massimo rispetto per loro come per gli altri e nulla più, se non lo comprendono, oltre a permanere nei loro luoghi di origine, potrebbero imparare cosa significa cultura occidentale, che non significa solo bikini e alcolici.

09 ottobre 2020

La Chiesa tra neopaganesimo e il supermercato etico


 

Mi lascia molto perplesso quello che leggo, da parte di molti, nei confronti di Papa Francesco. Da laico praticante (che pratica la laicità) mi interrogo spesso sul mio rapporto con il Divino e sul ruolo di Santa Romana Chiesa, che apprezzo per le sue coerenze e come depositario di una grossa parte della nostra cultura. Eppure vedo la nostra società che si comporta con la Chiesa in modo strano, per me incomprensibile, pretendendo di piegarla alle nostre inclinazioni e non alla Sua essenza. Vorremmo un supermercato etico; un luogo dove si va, idealmente, a cogliere solo le cose che ci piacciono: è contro la fame nel mondo? Mi piace, idealmente metto questo concetto sul carrello. Valori universali per aiutare i poveri e i derelitti? Mi piace, carrello. Come? Anche i neri che sbarcano? No, questo no, lascio stare. Papa Francesco è contro l’odio che viene coltivato dai social? Non l’ho capita, vabbè, passo oltre. La Chiesa difende l’amore e l’unità della famiglia e la gioia della generazione dei figli? E… fanno presto ‘sti preti a parlare di figli e famiglia, che cazzo ne sanno loro!? E i preti pedofili? La povertà poi … hai visto quanti soldi ha il Papa nel suo conto corrente? Rubano anche loro, nonostante il settimo comandamento.

Mi sembra che la nostra società voglia la Chiesa come il vecchio PCI, io non sono mai stato comunista ma a Milano andavo alla mega festa dell’Unità perché si mangiava molto bene e si spendeva poco. “State lì dove siete, tenete aperte le chiese, predicate quello che vi pare, impartite i sacramenti, santificate le feste e non rompete le palle”.

Ecco il problema: non sappiamo rinunciare ai riti e alle tradizioni ma non vogliamo confrontarci con esse, vorremmo che il Presepe fosse una rappresentazione di miniaturizzazione di una scena teatrale che premia i nostri ricordi e la nostra tradizione senza conoscere il testo e il significato, così Pasqua con le uova e i coniglietti di cioccolato. Molti hanno al collo crocifissi e madonne come amuleti contro il malocchio, magari pregano pure per la salute di un parente o per un esame scolastico, c’è anche chi va a Pompei per mettere un cero alla “madonna più famosa”, oppure è praticamente ateo ma crede in Padre Pio.

La Chiesa è un insieme di debolezze umane e riferimenti divini, in quasi 2000 anni di storia è stata di tutto e di più, ha maturato una dialettica mostruosa ed enciclopedica, eppure ha un solo riferimento “fisico” certo, la Parola di Dio, le Sacre Scritture. Non le legge nessuno, si citano frasi pronte all’uso come gli aforismi latini ma non si studiano, pretendendo poi di discettarne sopra. Ma sono proprio quelle Scritture che fanno dire al Papa quello che dice contro la ricchezza sterile, contro la caduta di valori, contro la fame e la povertà, per gli Ultimi di tutto il mondo, contro i nostri piccoli o grandi egoismi, promuovendo un dialogo con religioni e sentimenti, usi e costumi diversi, e molto altro ancora. Si può dissentire tranquillamente, si può ignorare senza problema, si può anche irridere se vi piace, ma non si può piegare ai nostri desideri perché diventa culturalmente disonesto.

Invece ci piacerebbe che la Chiesa fosse il baluardo della nostra civiltà verso i musulmani che ci invadono, e vorremmo usarla come lo scudo “bianco” verso coloro che mettono in crisi il nostro “benessere” occidentale. Addirittura una parte politica, cospicua e in crescita, agita i crocifissi e i rosari per accreditarsi all'opinione pubblica come i paladini della buona tradizione e difensori del palinsesto di “buone pratiche cristiane” (ma laiche). Per me è culturalmente delinquenziale e fuorviante.

Che il neopaganesimo sia imperante è una probabilità, soprattutto dopo una recente ricerca telefonica, effettuata su un campione nazionale di cattolici praticanti, ha stabilito che al 70% dei contattati è capitato di invocare l'aiuto di un santo. Di questi, il 31% si è rivolto a Padre Pio, il 25% a Sant'Antonio, il 9% alla Madonna. Seguono col 7% San Francesco, col 4% Santa Rita e San Giuseppe, col 2% Gesù, con l'1% San Gennaro, San Rocco, Madre Teresa di Calcutta, Sant'Agata e San Gerardo. "Il fatto che la Madonna e Gesù sono pochissimo invocati  e che la preferenza va ai santi, che non si capisce che i piani sono diversi, è il segno che i nostri cristiani sono ignorantissimi, dopo anni di catechesi e di ora di religione".

Ecco, smettiamola di dire al Papa quello che deve o dovrebbe dire, la religione non risiede nel santino attaccato in auto o a quello che si tiene nel portafoglio. Si può essere laici o atei ma non mistificatori religiosi o culturali.

Marco Cestelli

28 settembre 2020

La Viola, il lupo, la capra e i cavoli: storia di ordinaria italianità


 

A Firenze si sta consumando un “dramma” economico, edilizio, urbanistico e, quindi, politico: la questione stadio. Non è un semplice problema locale o sportivo, è lo specchio del Paese e come tale meriterebbe l’attenzione dei media nazionali.

Gli attori della commedia: uno stadio di 90 anni, un “Presidente Zio d’America”, i tifosi, il sindaco, la giunta, la regione, il governo, la sovrintendenza, il calcio.

Trama: una squadra e una città veleggiano da anni a metà classifica, un po’ su tutto. Un po’ più su, un po’ più giù, vive di glorie passate, di miti incancellabili, di presente dignitoso e incerto ma senza sussulti importanti. Un bel giorno arriva il “Presidente Zio d’America”, rileva la squadra e i sogni dei tifosi; egli è ricco, molto ricco, ha passione (più per il calcio che per la Fiorentina) e tanta voglia di fare in un business e in un paese che non conosce molto bene ma, spera, “amor, labor (et pecunia) omnia vincit improbus”. Il “Presidente Zio d’America” investe, spende, pianifica, ha una visione del business precisa e moderna che regali risorse ad una squadra che, al netto delle variabili impazzite di una palla rotonda, dia alla medesima quelle risorse e quella rinnovata grandezza “to make purple great again”. Non ha bisogno di guadagnare per se stesso, è già ricco in America e per un business diverso, ma per la squadra e la città; insomma si vuol divertire a veder crescere una creatura fino a riportarla ai fasti “medicei”. Lo “Presidente Zio d’America” regalerà un centro sportivo meraviglioso e lo stesso vuol fare con lo stadio, con annessi e connessi commerciali, un grande business per tutti, municipalità compresa.

Ma il “Presidente Zio d’America” ha iniziato a parlare alla città con fiori e sorrisi, ora sta usando la falce fienaia, anzi il caterpillar, perché? Perché, come al solito, c’è un malcelata convinzione di fondo: la politica ha le sue esigenze, questa è Firenze mica NY, qui il business passa da visioni complesse e complessive, “si fa presto a dire ‘pago io’”, ecc.

Il “Presidente Zio d’America” propone due soluzioni, dopo aver scartato quella preferita dal Sindaco che nascondeva costi e tempi non preventivati e/o non graditi: o facciamo lo stadio nuovo dove già c’è, con annessi e connessi commerciali, oppure vado nella piana a comprare i terreni adatti e me lo faccio da solo. ‘Pago io’. Ma qualsiasi soluzione ha delle controindicazioni: lo stadio è (fu) architettonicamente all’avanguardia ed è sui libri in materia, quasi intoccabile; sta subendo l’onta degli anni (decenni) e quindi va comunque ben ristrutturato a carico della proprietà attuale (il Comune di Firenze); è inadatto alle esigenze moderne sia in materia economica che di godimento del bene; raggiungerlo e andarsene è un grosso problema e un grosso disagio per tutti, parcheggiare una scommessa; gli spazi sono quelli che sono, la zona stadio è incastonata nel quasi centro di Firenze… insomma un bel problema, ma davvero grande.

Se il “Presidente Zio d’America” facesse come in USA se ne andrebbe dal Franchi: terreni suoi, stadio e aree commerciali sue, parcheggi, ecc. ma poi a Firenze che succede? Semplice, lo stadio non avrà più la sua funzione primaria, il Comune dovrà spendere per metterlo a norma e mantenerlo, non riceverà l’affitto, mancheranno le tasse che possono scaturire dalle attività incrementali della “nuova” Fiorentina, diverrà una cattedrale nel deserto.

Allora, forse, tra il Sindaco e i parlamentari riusciranno ad ottenere che il Franchi sia smontato e dato al “Presidente Zio d’America” grazie ad una legge (praticamente fatta apposta per lui) e si toglieranno una piantagione di castagne dal fuoco. Firenze vuole i soldi del “Presidente Zio d’America” ma devono essere spesi come vogliono loro. D’altronde, ormai, le “regionali” le hanno scampate. Però già si intravedono all’orizzonte i problemi: l’altezza? C’è un limite preciso dettato dal Brunelleschi. Le strade e i parcheggi? La tramvia? Le aree commerciali? E il TAR? Già hanno minacciato battaglie legali in mille.

Allora, forse, il “Presidente Zio d’America” manderà tutti a quel paese e farà tutto sulla piana. Sicuri? Regione, Provincia, Comuni metropolitani, Autostrade, Aeroporto, permalosità degli ottimati fiorentini, ... La lista di coloro che possono mettere i bastoni tra le ruote è lunghissima, i tempi potrebbero allungarsi, i dispetti sono dietro ad ogni angolo, la burocrazia, in punta di diritto, troverà un festival di opportunità.

Allora, forse, il “Presidente Zio d’America” manderà tutti, ma proprio tutti, a quel paese e non farà nulla. Dunque si perderebbero 300 milioni di investimento, una squadra più forte e coperta finanziariamente, migliaia di posti di lavoro, un volano economico importante in tempi di vera crisi, opportunità di incassi pubblici tra tasse ed espansione economica, e tutto rimane come prima.

Fossi nel “Presidente Zio d’America” guarderei di sera il Cupolone e penserei che, se si fossero comportati così all’epoca, quell’opera miracolosa non ci sarebbe mai stata. Ma pensate la delusione di un uomo che arriva con un pacco di soldi “in bocca”, si figura di essere il salvatore della patria e invece trova problemi ad ogni passo: “si fa presto a dire ‘pago io’”

Il tutto ricorda l’enigma del lupo, della capra e dei cavoli da trasportare de là dall’Arno con la barca: o trovi la soluzione con inventiva ed intelligenza, oppure sarà un insuccesso. Povera Firenze, povera toscana, povera Fiorentina.

Marco Cestelli

20 settembre 2020

Al Borgo, quanto ci lamentiamo, quanto poco pensiamo

“Chaiers de doléance”, il quaderno delle lamentele che coinvolge tutti noi borghesi di nascita, quelli che hanno sentito la calda coperta della Buitoni sulle spalle, che hanno vissuto in un paese benestante e vivo quando gli altri lo erano di meno, spesso molto meno. Era il paese dei veglioni col vestito da sera, dei bei negozi e delle tante attività, dei circoli, delle fabbriche e del benessere diffuso. Potrei continuare a lungo ma Sansepolcro era davvero “avanti”. Leggo spesso nostalgici racconti e lamentele sulla nostra città perché, evidentemente, ci è più facile vivere d ricordi che non affrontare, da comunità, la realtà odierna. E oggi, quindi? Non siamo affatto messi male. Con la differenza che sono cambiati i connotati dell’economia, della macro economia: ma come poteva essere diversamente se non abbiamo mai saputo ottenere una rappresentanza politica degna di questo nome e, anzi, abbiamo deriso (orma secoli fa) l’unico politico di peso reale?  Perché ci lamentiamo del nostro scarso peso politico quando non sappiamo organizzarci davvero per ottenere qualcosa? I politici locali quanto possono incidere e fare di diverso? Vi ricordate l’ultima volta che “il popolo” del Borgo si è ribellato e ha ottenuto qualcosa? Probabilmente no, ve lo ricordo io: quando un gruppo di ragazzi napoletani fece il diavolo a 4 al Borgo, picchiò delle persone, girava con pittbull senza guinzaglio, atteggiamenti violenti e intimidatori …. Manifestammo davanti al comune e di lì a poco il problema venne risolto. Eravamo 600, convocati per telefono o al bar, altro che social network.

La verità ultima consiste nel fatto che non siamo più un popolo, non siamo più una comunità; siamo una somma di individualità che si aggregano per interessi (di qualsiasi tipo). A mia memoria, siamo 16 mila abitanti da sempre, pertanto è ovvio che il ricambio ha annacquato di gran lunga la comunità dei Borghesi. Quando ero ragazzo il Telebar era pieno a tutte le ore, oggi è chiuso, vivevamo sempre in centro per il corso, oggi spesso è vuoto, il Massi era il più bel negozio della vallata, oggi è chiuso, la Balestra era il migliore hotel, oggi è chiuso, la Buitoni era una multinazionale convalescente, oggi il marchio è in mano altrui, ecc. non sempre c’è una colpa specifica, il mondo va verso le città, non è un paese per giovani (in generale). L’ E-commerce uccide i negozi dappertutto, perché pensare che da noi sia tanto diverso? La gente si incontra sui social perché noi dovremmo essere diversi?

Proprio noi Borghesi che misuriamo tutto con l’economia non sappiamo valorizzare le cose che contano moltissimo e che abbiamo: Aboca è un’azienda straordinaria che importa laureati da mezza Italia e dà lavoro a moltissime persone, eppure ci si lamenta dell’imprenditore che compra mezzo Borgo; abbiamo una discreta varietà di imprese, in più settori quindi meno sensibile al crollo dei singoli mercati, eppure viviamo ancora nella nostalgia della Madre Buitoni (che permetteva di tutto e di più); il turismo è aumentato molto grazie alle amministrazioni comunali e al “solito Piero” ma anche grazie ai camminatori, ad attività come Kilowatt e Caserma Archeologica, che al Borgo si conoscono poco e perlopiù snobbiamo. Abbiamo una delle pochissime tradizioni ininterrotte nei secoli ma non abbiamo capito ancora come utilizzarla e cosa farci. Abbiamo ancora un’ottima ristorazione, ottime tradizioni culinarie e materie prime (tranne il vino), e Sansepolcro è oggettivamente molto bella (come lo sono in tanti posti in Italia ma qui siamo ancora in Toscana e me lo dicono tutti quelli che la visitano). Abbiamo natura, acqua, aria buona, fauna, storia, buona posizione geografica. Abbiamo un ottimo Liceo, buone scuole e insegnati davvero in gamba e innovativi ma non mi sembra che qualcuno li interpelli. Siamo provinciali, siamo individui, non siamo comunità: quando mancano idee collettive saltano fuori solo le idee individuali che generano impresa privata (per fortuna ci sono) ma mancano visioni di insieme.

La ricchezza, nostro eterno metro di misura del benessere sociale, o si estrae (petrolio, minerali), o si coltiva (es: tabacco, meglio se bio), o si trasforma (da una materia prima al prodotto finito) o si inventa con le idee. Oppure te lo dà lo Stato ma di solito questo a noi ci tocca poco.

Il prossimo anno avremo le elezioni amministrative, avremo concittadini che ci racconteranno le loro idee (spesso astratte) per ottenere il nostro voto, e grazie a Dio saranno tutte persone perbene (come l’attuale Sindaco e Giunta) cosa non scontata in questa nazione; giudichiamoli dalle idee reali, programmi e progetti reali, realizzabili, per i quali sono disposti a crederci davvero e a battersi. E aiutiamoli, facciamo squadra, cooperiamo. Io non ho nessunissima voglia di partecipare alla vita amministrativa di Sansepolcro, nessuna, ma ho idee e da semplice cittadino sono pronto a metterle a disposizione di chiunque.

Marco Cestelli


 

16 settembre 2020

de "le cosce e l'immortalità dell'anima"


 Per tutta l’estate, sui social, abbiamo tanto apprezzato la vostra fisicità, vi abbiamo visto in posa, foto distrattamente intime, moderatamente allusive, in costume su lettini in spiaggia, oppure tramonti e panorami tra le cosce perfettamente depilate, selfie dall'alto con evidenti e meravigliose scollature, in prova vestiti o costumi di fronte allo specchio in camera, atteggiamenti guasconi con simpatiche “linguacce” sorridenti, “diti” medi alzati (forse per sfottere gli improvvidi corteggiatori senza speranza), oppure le due dita di “vittoria”(avete forse vinto la vacanza al mare), “boccucce” ammiccanti per baci virtuali.

Avete raccolto masse di “like” maschili, complimenti a non finire, e ve li siete meritati tutti. Vi ho (abbiamo) amato nella vostra generosità iconica. Vi ho (abbiamo) desiderato in queste performance vagamente sensuali, moderatissimamente pornografiche in veste di innocenti ricordi estivi, con foto amatoriali che hanno arricchito la bella stagione social. Brave davvero e non lo dico per esser simpatico, io ho davvero goduto delle vostre bellezze.

Poi, però, alcune scadono, subito dopo, con un post filosofico a caso, sulla superficialità maschile che non vede oltre l’estetica, sull'inaffidabilità maschile, su “essere se stessa al di là delle apparenze”, “per voi basta che respiri”, ecc. Personalmente sono molto selettivo (troppo) ma i miei istinti sono gli stessi, stesse pulsioni e quindi stessa limitatezza, non me ne vergogno affatto.  

È ovvio che lo stoicismo greco non deve albergare su Facebook, non è richiesta un’analisi psicologica ad ogni espressione fotografica, ma le incongruenze sono evidenti. Poi mi fate arrabbiare le mie amiche femministe che vedono in questi atteggiamenti da “pesca a strascico” come la più “palese e proterva dimostrazione della mentalità legata alla società patriarcale ove la donna si cela dietro il suo ruolo di eterno strumento di desiderio anziché paladine della virtù intellettuale femminile e della promozione, consapevole, del proprio ruolo sociale.

E dopo questo amabilissimo festival di pelle e sguardi, di centimetri di epidermide, di voluttà invitante, di allegra esposizione delle vostre bellezze, in questo “Billionaire virtuale” che è in tutti noi… vi lamentate (secondo i vostri post) che il testosterone prenda il sopravvento (LA VIOLENZA E LA MALEDUCAZIONE NON CENTRANO NIENTE)? Che quei maschietti mono-neuronali, pescati a strascico su Facebook, non tentino un approccio? Vi lamentate che scrivono semplicemente “ciao BBella, sei proprio BBella” su Messenger? Pensate se un maschietto con due o più neuroni vi scrivesse “ille mi par esse deo videtur”, ovvero una delle più belle frasi d’amore e desiderio mai scritte nella storia dell’umanità!?

Ci vorrebbe la “telepatia selettiva”, ovvero che vi scegliesse chi voi avreste scelto. Ma non c’è.

Siate felici di esser donne, lasciateci desiderare il vostro “desiderabile”, dovremmo aver tutti comprensione per le nostre debolezze umane, accettiamoci per quello che siamo, ovvero animali sociali sessualmente attivi. Amen

08 settembre 2020

Il Virus e il prossimo scontro sociale


 

La pandemia ci sta regalando delle meravigliose sorprese, delle novità eclatanti, mi spiace di non essere un sociologo o un antropologo perché vivrei in una Disney-land permanente.

Si sta scavando un fossato profondo, in Italia, tra i garantiti e i precari: da una parte i dipendenti statali e i pensionati (circa 20 milioni di persone), dall’altra i dipendenti privati, professionisti e disoccupati (circa 21 milioni di persone). Non è una gara paritetica perché i primi hanno garanzie pregresse da “contratto”, ben sindacalizzati e con diritti acquisiti; i secondi molto meno e anche per niente, anzi molti passeranno da stipendiati a precari o disoccupati, altri se la caveranno egregiamente. Di sicuro i primi dipendono dalla creazione della ricchezza dei secondi e questa diminuirà con certezza nei prossimi mesi.

Eppure i “garantiti” stanno studiando di tutto per non esporsi al virus mentre i secondi, a parte lo Smart working e le teleconferenze, farebbero di tutto per esporsi al rischio (nei limiti). Un ristoratore o un negoziante probabilmente indosserebbe una tuta tipo Chernobyl oppure lo scafandro dei palombari pur di vedere il suo locale pieno come ai bei tempi, laverebbe mani e piedi come il giovedì santo ai propri dipendenti per renderli immuni e pagarli come prima.

I dipendenti della PA, escluso scuola e sanità, insomma quelli degli uffici, rimarranno a lavorare da casa per il 50% fino a termine 2020, e spesso senza rispondere al telefono al pubblico (diciamo che non è un’ipotesi molto negativa). Molti docenti si stanno rifiutando di essere sottoposti al test sierologico (davvero non so il motivo ma ci sarà) e si sentono trattati da “badanti d’Italia”, esposti alle irruenze virali di milioni di studenti “sputacchianti” bacilli recuperati in famiglia. Altresì ce ne sono molti (non so quanti perché le cifre sembrano esagerate) sopra i 55 anni e con “fragilità immunologiche” che mandano certificati. Mi immagino nel privato, nella fabbrichetta del sciur Brambilla, se un dipendente si presentasse con certificazioni sulle proprie “deficienze immunologiche” …

Tra i “garantiti” ci sono stati dei veri e propri dati in controtendenza: “Quando – al colmo della paura collettiva – si fece appello a medici ed infermieri volontari per andare nelle trincee bergamasche, le adesioni spontanee furono oltre dieci volte superiori alle richieste. Quella gente rischiava la vita: ed erano pubblici dipendenti, con posto fisso, che potevano starsene tranquilli nella loro sede in regioni meno problematiche. Eppure sono andati ed hanno fatto il loro dovere ed hanno dato una mano ad uscire dall’emergenza.” “Quando, a marzo, alcuni sindacati provarono a mobilitarli contro la didattica a distanza, sostenendo che – non essendo prevista dal contratto – non potesse essere chiesta, fu la base – molto prima del ministero – a sconfessarli. Il decreto legge che dava legittimità alla Dad venne un mese dopo. Ma intanto le scuole si erano spontaneamente riconvertite ed attrezzate: improvvisando, sbagliando anche. Ma non si erano tirate indietro e non si erano fermate.

Ma il problema rimane intatto, c’è un abisso sui doveri e le garanzie tra “garantiti” e gli altri, peggioreranno da qui a breve; finché va tutto bene in fondo si accetta un po’ tutto; quando le cose si mettono male si allargano i fossati, si cerca il nemico e l’untore.

Non mi venite a dire che “che non si può generalizzare”, perché, se si generalizzasse davvero, bisognerebbe valutare i risultati che, in genere, non sono lusinghieri e per i quali bisognerebbe, ogni volta, trovare la colpa nello Stato o nell'altrui.

Marco Cestelli

27 agosto 2020

Abbiate comprensione per le donne di Briatore, siamo “noi”.

 

Belle, realmente giovani o “aggiustate”, abbronzate con garbo e levigate, labbra strette e pronunciate sotto uno sguardo di sfida alla sfiga altrui, labbra sospette di “turgido vigore” iniettato, labbra come vagine che promettono paradisi sensoriali a fine serata. I ragazzi? Belli, anche loro, curatissimi e dal sopracciglio rifatto. Tutti insieme in un grande casting al Billionaire, ce li abbiamo messi noi in quel palcoscenico, nel gran premio dell’edonismo, nella palestra per fotografi da rotocalco. Lo abbiamo fatto da anni e anni, da quando abbiamo osannato le “ragazze del Drive In” oppure le “ragazze coccodè”, poi le veline e le letterine, le mogli dei calciatori, giocatori in buona parte ignoranti come le capre ma ricchi, status symbol a garanzia di essere davvero, definitivamente gnocca; ecco, se la Bocconi è la garanzia di altissimi studi il Billionaire è la certificazione della gnocca, un attestato perenne di appetibilità assoluta, anche a futura memoria.

Ma oltre ad aver allestito noi questo paradiso di futili desideri, di vanesie speranze, di progetti effimeri come diventare l’amante, per poco o per molto, di un uomo ricco che ti renderà un po’ celebre e un po’ più ricca, lo critichiamo come teatro dei più bassi e riprovevoli disvalori, lo stigmatizziamo come la negazione dei veri valori esistenziali come lo studio, il lavoro, i figli, la famiglia… l’amore. È falso, è ingiusto, è solo uno sfogo personale non scevro da latenti fattori di invidia: i poveri e i brutti non studiano di più, non amano di più, non fanno più figli, non divorziano di meno; siamo tutti parte della stessa cultura sociale e delle stesse miserie. La povertà (o normalità) non è garanzia di valori migliori, questa è solo il retaggio che ci viene dai film, dai romanzi, dal cattolicesimo strisciante che ha permeato (anche molto correttamente) la nostra visione del mondo.

Ma ho una notizia per tutti noi: sui social abbiamo creato un Billionaire virtuale. Ma questo lo approfondirò in una prossima pubblicazione. Vi lascio con due perle di saggezza:

“La ricchezza non rende felici, figuriamoci la miseria” (Woody Allen)

Ci si innamora a vent'anni: dopo si innamorano soltanto le cameriere.” (Gianni Agnelli)

Mentalmente Normale, NormaMentale, Marco Cestelli

14 agosto 2020

Votate SI, Votate NO, Non Votate, è perfettamente uguale

 

Diminuire il numero dei parlamentari, attraverso il referendum, è un osso da dare in bocca ai cani dell’antipolitica, va benissimo, nessun problema, risparmieremo, forse, il costo di un caffè all’anno a testa. Niente di male per quello che sembrano valere i parlamentari e la loro qualità. È una battaglia identitaria dei M5S, una delle ultime roccaforti del loro “pensiero” politico prima della fine; come diceva il mio indimenticabile amico, Omero Roti, “sono gli ultimi botti prima della fine dei fuochi d’artificio”.

Non è una riforma perché aumenta solo il numero di elettori rappresentato da un eletto.

Altra cosa era la riforma (vera) proposta da Renzi e Boschi, tagliare una camera intera, distruggere il bicameralismo perfetto. Ma ahimè (inveite pure) hanno perso, 60 a 40, gli italiani hanno preferito mantenere il bicameralismo e difendere la “più bella Costituzione del mondo”.

Così avremo il proporzionale (puro o con sbarramento) e quindi subiremo la scelta dei politici fatta dalle segreterie.

L’unico sistema, a mio avviso, che può funzionare è il mono candidato per collegio, il doppio turno alla francese, dove i partiti dovrebbero ingegnarsi a presentare persone credibili affinché vincano i loro collegi, magari a dispetto delle tendenze politiche del collegio stesso. Fu il Mattarellum (con 25% di redistribuzione dei rappresentanti su base proporzionale) l’ultima legge efficace con cui votammo dal 1994 al 2005 grazie al referendum proposto da Antonio Segni. Poi via via si cambiò in peggio perché le segreterie dei partiti decisero che “gli italiani non sanno votare”.  Con il Mattarellum, oggi, avremo un governo stabile dominato dai M5S che, piaccia o non piaccia, è stato di gran lunga il più votato dal popolo sovrano. E e prossime sarebbe dominato da Salvini e Meloni, magari con FI, che, piaccia o non piaccia, sembra raccogliere oggi il 45%, almeno, dei consensi. Scelte chiare, governi chiari, sin dalla sera delle votazioni.

E così avremo governi di inciuci, accordi e accordicchi, parlamentari piazzati dalle “illuminate” segreterie dei partiti.  Quindi votiamo pure al referendum, SI o NO cambia poco in termini economici, si diminuisce solo la possibilità (a volte il caso…) che entrino persone intelligenti e serie, ma non mi opporrò certo alla famelica voglia popolare di farla pagare alla Casta.

“Nessuna riforma elettorale potrà mai surrogare ad una classe politica di quart’ordine” (C. De Gaulle)

mentalmente normale, NormaMentale, Marco Cestelli

03 agosto 2020

Cos’è oggi il PD?



È difficile definire un contenitore politico come il Partito Democratico, dalla “nobile” storia, dal travagliato passato, dall’ecumenismo recente, alle diaspore ultime.

Erede “senza se e senza ma” del PCI di Togliatti e Berlinguer, dei Pajetta e Scoccimarro, Occhetto, D’Alema, della Resistenza, dell’antifascismo, dei filosovietici, dell’Eurocomunismo, dell’antieuropeismo, dell’anti Nato, anti USA, anticlericale, delle feste dell’Unità. Il PD è l’erede anche di quel pentolone in cui bolliva (e in parte bolle ancora) quel brodo di coltura “di lotta e di governo”, del sindacalismo (dal migliore al più stupido e bieco), dell’operaismo, dell’intellighenzia intellettuale, del politicamente corretto, del radical chic, del post freak, delle BR (i compagni che sbagliano), dell’egemonia culturale degli intellettuali, dei cantautori, delle università e dei movimenti studenteschi, dell’opposizione (presunta e feroce) alla DC di governo nazionale e della gestione delle regioni province e comuni, delle Coop, delle cooperative, dei giornali.

Poi un giorno crollò il muro di Berlino e il PCI scoprì, se ce ne fosse stato bisogno, che qualcosa era andato storto, forse i komunisti non avevano capito cos’era il comunismo ma un …. MIRACOLO salvò gli eredi di Togliatti: “mani pulite” e un democristiano DOC (Mariotto Segni) scalpellarono con il martello pneumatico tutto il basamento marmorei del pentapartito della Prima Repubblica e rimase solo “lui” dalle macerie di quel passato: il PCI, poi DS, poi PDS, poi PD, che con la Margherita giocò alla nuova DC, il partito nazione, in contrapposizione al “mostro” di Arcore, i girotondi.  Occhetto sconfitto, D’Alema anima grigia, Scalfaro, Prodi, Veltroni, Bersani, Renzi, Zingaretti. E siamo ad oggi.

Oggi il PD è l’ultimo dei partiti a “conduzione” ideologica, l’ultimo dei mohicani politici (tradizionali), il contenitore del potere: ha in mano, se così si può dire, quasi tutto il potere che conta davvero, tranne la maggioranza dei voti. Presidenza della Repubblica, Ministri chiave, commissioni importanti, commissario europeo, presidente Parlamento Europeo, magistratura, posti chiave nel “deep state” italiano, funzionari in ogni dove all’interno dei meccanismi nazionali, magistratura praticamente al gran completo, poi banche, sindacati, cooperative e regioni, …

Insomma il PD è l’unico partito vero ed è il più potente e credibile. Perché? Per colpa degli altri, naturalmente. Perché (tra i grandi) è il meno stupido, il meno caciarone, il meno confusionario, il più presentabile in UE, il meno peggio. Per fare cosa? Ah questo non si sa, io non l’ho capito. L’unico progetto intellegibile consiste nel tenere fuori dal governo Salvini e Meloni, arrivare al 2023 ed eleggere un Presidente della Repubblica ragionevole.  

Da quando il PD ha votato (e festeggiato tra i suoi maggiorenti) la sconfitta del referendum di Renzi sta lì ad aspettare che gli altri partiti scuotano il pero e facciano cadere i voti (per contrasto) a loro favore, ottenendo un pur ragguardevole 20%. Appoggiano Conte (l’ultimo democristiano) e subiscono i M5S, non sanno cosa vogliono e, soprattutto, non sanno come ottenerlo. Per esempio, sui migranti è persino patetico, diviso tra “Ius Soli” e i decreti Salvini che son sempre lì, ha al proprio interno l’unico personaggio capace di gestire questa grana (Minniti) ma lo lascia ai margini di tutto.

Forse la crisi (terribile) che arriverà presto, porterà una forzatura a cui il governo attuale dovrà far fronte sciogliendosi e reinventandosi, forse in quel momento il PD si ricorderà che è il meno peggio (tra i grandi) e che dovrà fare i conti con la realtà. Forse (illusione 1) non guarderà ai voti e ai sondaggi ma alla conduzione reale del paese. Forse (illusione 2) si scrollerà di dosso l’insipienza attuale per far finta di essere al capezzale di un paese morente, tale anche per colpa sua.

Mentalmente Normale, Normamentale, Marco Cestelli


30 luglio 2020

Si può essere liberi di morire? Vorrei poter scegliere


Ci siamo sempre posti il problema di vivere, sopravvivere, curare, guarire, salvare; da millenni lottiamo contro la morte e la sofferenza ed è stata una corsa continua verso il progresso della medicina e della ricerca sociale per alleviare forme di degrado ambientale e sociale per dare "più vita", più anni di esistenza.

Alle stesso tempo, negli stessi millenni, abbiamo studiato come togliere la vita in modo efficace e distruttivo, dalla clava ai missili nucleari ipersonici, introducendo il concetto fondamentale di scelta di morte lecita e illecita, la morte altrui per preservare un benessere, un vantaggio e un egoismo.

Può l'uomo decidere della vita di un altro uomo? La risposta è sempre stata "sì" dicendo sempre di "no".
Le religioni sono state, per millenni, le depositarie del concetto di morte e post morte, di quanto c'è prima e soprattutto dopo, ma hanno sempre ucciso e permesso di uccidere: la Bibbia è piena di omicidi e genocidi, il Cristianesimo ci dice la che la vita è un dono di Dio ma "uccideteli pure tutti, Dio sceglierà i suoi", la pena di morte in Vaticano è stata legale dal 1929 al 1969, prevista in caso di tentato omicidio del papa. Venne formalmente rimossa dalla Legge fondamentale solo il 12 febbraio 2001, su iniziativa di Papa Giovanni Paolo II. Per i musulmani mi sembra che il concetto di omicidio sia ben concepito, se di infedeli anche con premi nell'aldilà.  

Eppure siamo spesso confusi sul concetto di morte degli uomini se è vero che ci commuoviamo per un delfino spiaggiato e meno per i bambini che muoiono di naufragio.

Insomma in tutta questa confusione sul diritto alla vita ci si dimentica del diritto di morire. Migliaia di persone che vogliono andare in cliniche svizzere per una morte assistita; oppure cercare un medico pietoso e compiacente il quale, rischiando grosso (omicidio volontario), stacca una spina, inietta qualcosa, per sollevare il pianto dei congiunti davanti ad una vita terminale e sofferente. 

Anche sul concetto di sofferenza c'è molta presunzione, direi. Personalmente vorrei la libertà di togliermi la vita in modo dignitoso e quando desidero farlo e per mie motivazioni. Vorrei ci fosse un "kit della buona morte", una scatola con pasticche che ti fanno addormentare e poi morire nel sonno in modo lieve e con piena dignità. Invece se oggi volessi suicidarmi dovrei procurarmi barbiturici, corde per impiccagione, pistole, lamette, insomma cose che renderebbero difficile (e incerta) l'esecuzione e dolorosa l'applicazione. 

Si può decidere di essere stanchi di vivere? Si può togliere la propria presenza al mondo in modo dignitoso? Si può non aver più voglia di proseguire il viaggio della vita scendendo dal "treno"? Ho il diritto di essere vigliacco e non aver il coraggio di affrontare quello che la vita mi riserva? Oppure qualcuno (oltre alla mia coscienza) può o deve decidere per me?

Mi piacerebbe sapere la Vostra opinione

(Mentalmente Normale, NormaMentale, Marco Cestelli)

27 luglio 2020

La pietà di oggi è il problema di domani? Le contraddizioni del nostro essere occidentali

Mandiamo soldi in Africa e ci compriamo un po' di coscienza, laviamo un po' del nostro peccato permanente di "ricchi occidentali".

la Chiesa, le ONG, Opere umanitarie di vario genere ci offrono ogni giorno le drammatiche condizioni di milioni di bambini, in TV e sui social passano di continuo queste immagini e la gente è portata a condividere un po’ del suo pane quotidiano con loro. La partecipazione emotiva e popolare permette l’adozione a distanza di tanti bambini in preda alla fame e alle malattie, alle carestie e alle guerre.

«Poi un giorno, dopo quindici anni, quelle immagini che prima mostravano poveri infanti denutriti e malati ora raffigurano baldi giovani che cercano di sbarcare clandestinamente in Europa. Mentre prima ci facevano stringere il cuorein preda al disagio emotivo, ora ci fanno rabbia perché osano cercare il benessere occidentale. Eppure, molti ce la fanno e in qualche modo vengono integrati nel nostro sistema. Ecco,quel bambino ormai cresciuto e che è riuscito a sbarcare da noi ringrazia il cielo ed è, magari, felice di quello che il destino gli ha riservato… ma il suo livello di scolarizzazione è molto basso per gli standard europei, la lingua la conosce, ma non tanto da poter diventare un impiegato, le sue esperienze di vita e di lavoro hanno un valore molto basso per il nostro sistema, per cui il nostro giovane immigrato potrà accedere solo ai lavori pesanti, manuali e non certo ben pagati. Non avendo qui la sua famiglia, né agganci, non ha una casa e così riesce a trovare alloggio solo nelle periferie più povere. 
I suoi figli saranno meno grati al mondo per aver scampato guerre e fame e si ritroveranno poveri tra i poveri, immersi nelle periferie più degradate, con scuole scadenti o problematiche, con compagni anch’essi frustrati e pieni di rabbia verso un mondo che, di fatto, li relega ai margini del benessere, con telefonini e tablet ma senza cultura e senza ascensori sociali ragionevoli.
Ma con un’aggravante fondamentale, qui possono vedere i ricchi e i benestanti, possono desiderare il benessere vero ed esserne davvero frustrati. A te, figlio di immigrati, sono preclusi gli accessi al vero benessere di un sistema sociale a cui non sei stato in grado di aderire. Da questo insieme di frustrazioni nascono i problemi che hanno anche in Francia con le banlieue, ovvero delinquenza e ricerca di un’identità sociale; qualcuno la troverà nella religione islamica, quale elemento di identità distintiva contro quel mondo che invece li emargina; qualcuno noleggerà un camion, sparerà in un locale, si incamminerà verso l’integralismo e la lotta violenta contro quel mondo che in qualche modo lo ha adottato, che salvò suo padre dalle guerre e dalle carestie, che lo ha immesso nel sistema scolastico e gli ha fornito i libri, i cinema, i musei e i centri culturali, allo stesso livello dei nostri ceti meno abbienti. Purtroppo, la religione islamica viene vissuta da queste persone solo nella sua accezione violenta e jaedista, se scegli la pagina sbagliata del Corano ti senti autorizzato a uccidere.»
(tratto da "Il bene minore")

Mentalmente Normale, NormaMentale, Marco Cestelli

20 luglio 2020

Non è detto che la DEMOCRAZIA sia la forma migliore


2084 

"Quel giorno il Governo, ormai ridotto da tempo ad un mero consiglio di amministrazione nazionale, decise i parametri dei nuovi referendum: nel nuovo panorama democratico non esistevano più i partiti ai quali non credeva più nessuno, ridotti com'erano a semplici contenitori di mutevoli opinioni, rissosi e chiassosi, capaci solo di litigare sulla base del consenso vuoto e inconsapevole. I partiti non proponevano più visioni e progetti sociali ma gestivano soltanto il consenso attraverso raffinate analisi degli umori, banderuole al vento della sensazione, senza più uomini e leader capaci di dare un disegno del futuro prossimo venturo, legati sempre all'imminente sentire senza pensare ai giovani e al futuro. Pertanto l'unica soluzione fu la possibilità di creare un enorme consiglio di amministrazione nazionale parcellizzando la partecipazione di professioni e sensibilità, categorie e religioni, appartenenze etniche e sociali. 

Quel giorno la neodemocrazia razionale doveva decidere se permettere la scelta del colore della pelle e dei capelli del futuro figlio attraverso l'ingegneria genetica nel concepimento in provetta, poi un referendum istantaneo sull'introduzione di nuove centrali nucleari a fusione fredda per rispondere alla maggior domanda di energia. Per il primo la commissione governativa stabilì i parametri nel seguente modo: medici, biologi, filosofi e religiosi coefficiente 2.3, laureati in materie tecnologiche 1.6, laureati in materie umanistiche 1.4, diplomati 0.4 meno dei laureati, non diplomati, disoccupati e massaie 0.6 il coefficiente totale, madri e padri aggiungono 0.2 al loro coefficiente di cui sopra. Pertanto ogni voto non vale uno come ai tempi della democrazia classica, bensì il voto viene pesato in base alle specifiche competenze."

Non si può imporre un regime democratico, non funziona mai senza una laica presenza costante di principi etici condivisi e comuni. Soprattutto non può esistere vera democrazia senza una diffusa scolarizzazione e conoscenza storica, un'autonomia di pensiero e conseguente capacità di analisi. Mi si potrebbe obiettare che le masse non possiedono quasi mai tali caratteristiche, ed è vero; ma un tempo bastava il sano buonsenso e una credibile esperienza di economia familiare per determinare una partecipazione intelligente alle istituzioni democratiche.

Poi le cose sono cambiate negli anni per pochi, profondi, circostanziati motivi: crollo del muro di Berlino e fine delle grandi famiglie ideologiche post belliche
nuove tecnologie e conseguente globalizzazione dei sistemi di informazione, commercializzazione e della finanza
fine della società basata sulla condivisione sociale, sulla famiglia, e inizio della individualità tipicizzata ed esasperata

Se mettessimo idealmente questi fattori in un mixer e lo scuotessimo ben bene otterremmo una società liquida come quella che stiamo vivendo quotidianamente. Non esistono più le ideologie e quindi neppure lo studio della storicizzazione delle medesime, non si condividono pensieri e discussioni, non ci sono più partiti o pulpiti religiosi che mediano il pensiero o che raccolgano gli umori sociali e comuni e li riportino in alto nella politica democratica. Ognuno pensa di essere una monade politica che partecipa al grande gioco della democrazia attraverso il filtro della propria esperienza personale. Ognuno di noi ascolta solo quello che ama sentire. Perché tutto questo? Perché i partiti sono diventati gestori di consenso, raccoglitori di umori, propositori di sensazioni, erogatori di slogan che prefigurano risposte semplici a problemi complessi. In poche parole la politica e quindi la vita democratica non si basa sull'analisi e la condivisione delle analisi e delle soluzioni, bensì si affida alle dinamiche commerciali.

La Democrazia fallisce in assenza di cultura vera

mentalmente normale, NormaMentale, Marco Cestelli

14 luglio 2020

Talvolta si ha l'illusione di vivere in un paese normale, "ma anche no"! (Autostrade)


Appunti sull'imprenditoria italiana (e il caso Autostrade): ogni imprenditore cerca di fare il bene della propria azienda, questa è la natura del capitalismo; lo Stato ha il diritto/dovere di incanalare questa insopprimibile tendenza verso il bene comune creando ricchezza, distribuendola anche ai più deboli, regolamentando la libertà di impresa nel modo più virtuoso possibile. Per tutti.  
Nel paese del "tengo famiglia", recordland di corruzione e concussione, l'impresa è di due tipi: quella che si basa sulla sopportazione delle regole e quella che cerca scorciatoie e mangiatoie, in accordo e complicità con la politica, i politici, quindi lo Stato e gli enti pubblici.

Di fatto in Italia c'è una casta politica (innegabile e ben riconosciuta) e una casta privilegiata di imprenditori, Tronchetti Provera e Benetton sono di questa categoria per colpa di una politica cialtrona o sbadata.

Dare beni pubblici alla gestione privata è una buona idea se crea concorrenza ma se cedo beni pagati da tutti che non hanno concorrenza e si danno regole astruse a beneficio privato, si crea un danno per tutti: la rete telefonica e autostradale non ha una struttura simile concorrente, è unica, pagata da tutti per decenni; questo vale per le reti telefoniche come quelle autostradali. 

Quindi si stipula un contratto e su quello si basa il tutto. Il governo Prodi (che io non ho votato) mise delle regole ragionevoli a vantaggio di tutti (controlli, costi, revisioni, standard di servizio, margini di guadagno del privato), poi i Benetton finanziarono nel 2006 la Lega (di Bossi e Salvini già all'epoca) e nel 2008 il governo Berlusconi (che ho votato, Ministro Meloni alle politiche giovanili) tolse i vincoli e "sbracò" a vantaggio dell'imprenditore veneto. Mea culpa. 

Ora il contratto c'è e va rispettato (dura lex sed lex): dunque o lo Stato si impone e paga penali tra i 7 e i 23 miliardi che non ha, oppure trova un accordo. Il ponte Morandi è responsabilità dei Benetton e la loro sete di profitto? Se la Magistratura appura questo l'ASPI (autostrade) pagherà un risarcimento congruo alle vittime del crollo e tutti i costi della ricostruzione, più i danni economici alle aziende dovute alla mancata circolazione. Se fosse, per ipotesi, crollato perchè un aereo di linea è andato a sbattere contro il ponte, sarebbe la compagnia aerea a farsene carico.

Lo stato tratti con i Benetton, non faccia battaglie ideologiche che non ci possiamo permettere, cerchi di migliorare, limare, soppesare, scrivere di nuovo un accordo, venga a patti (vantaggiosi) ma sempre in punta di diritto. Corregga la scellerata scelta dei politici precedenti ma non sia ridicolo per i titoli dei giornali. 

Invece di riformare il mondo dei rapporti imprenditoriali "assistiti e parassitari" di una casta imprenditoriale che privatizza i profitti e pubblica le perdite, ovvero il metodo mafioso dei colletti bianchi, quasi un neo feudalesimo capitalistico che mortifica una nazione europea appena decente, assistiamo alla reazione isterica, fanciullesca e ridicola che i 5S esprimono: il ponte è crollato per colpa vostra, e noi vi togliamo il giochino.  

E' tutto molto ridicolo, solo a vantaggio dei giornali di basso profilo, grandi titoli sui giornali per ingannare i deboli culturali che bevono la notizia e non ragionano da statisti (e non hanno il dovere). Si parla alla pancia e non alla testa.

Mentalmente Normale, NormaMentale, Marco Cestelli

10 luglio 2020

Il privilegio degli ... "ant'anni"


No, non c’è nessun privilegio ad avere “ant’anni”, molto meglio “enti o enta”. L’età non regala gioia in confronto alla giovinezza. Però un privilegio, noi Anta, lo abbiamo indubbiamente avuto: la musica.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere e la miglior musica degli ultimi 100 anni, di viverla intensamente, e lo abbiamo fatto con la ritualità, l’attesa e la conquista, che si riservano alle cose importanti.

“In principio furono i Beatles”, quelle canzoni, che ho vissuto solo dopo che Yoko Ono (la strega maledetta) aveva ormai compiuto la sacrilega opera di dissoluzione del gruppo musicale più famoso del mondo (sempre che sia stata lei, non saprei davvero ma fa comodo dare la colpa ad una icona negativa), furono l’inizio di una rivoluzione giovanile. Non è vero? Forse no ma sono rimasti il simbolo di un momento storico: ragazzi c’è musica per voi.  Il mio maestro alle elementari, li considerava, a posteriori, l’inizio della fine, roba da poco venduta per molto, un’inspiegabile prodromo della decadenza dei tempi.

Poi le illuminazioni musicali presero a farsi serie: per me Pink Floid e Genesis.  Poi David Bowie e, per i più moderati, Elton John. Ogni disco che avrebbe visto la luce veniva anticipato da un tam tam di attese, li ascoltavamo negli stereo (magari) rigorosamente in 33 giri.

E gli italiani? Battisti, De André, tutta l’epopea dei cantautori, impegnati politicamente (sigh, sempre di sinistra) e i grandi interpreti che ascoltiamo ancora oggi, Mina e la Vanoni, Mia Martini ...

Poi arrivarono le radio private, iniziò l’orgia musicale degli anni ’80, l’equivalente della V Banda TV con le televisioni locali e l’esplosione di Fininvest. Jeans Levi’s e Fiorucci, magliette Fruit of the Loom…

Noi ascoltavamo e commentavamo, partigiani di quello o di questo, come quando si parla di calcio con la differenza sostanziale della parità di genere: la musica riguardava anche le donne. Il miglior batterista (Ian Paice? Bonham? Phil Collins?) oppure chi il miglior solista di chitarra elettrica, quado le Fender Stratocaster “piangevano e parlavano” in assoli lunghi quando un pranzo, e dove Gilmour andava oggettivamente per la maggiore (era anche di molto belloccio, il che non guastava). Il “povero Ringo Star” l’unico vero sfigato (si fa per dire) della storia musicale: bruttino e bravino ma … Beatles.

E le parole dei cantautori divennero le nostre parole, le cantavamo assieme quando trovavamo qualcuno che suonava la chitarra, le sapevamo a memoria. Erano vere poesie e non ce ne rendevamo completamente conto, anche nella “leggerezza” de “la canzone del sole” o nelle visioni intimiste e impegnate di De André, nelle prolusioni “proletarie” di Guccini; per me e per molti furono letteratura viva, pulsante, vitale.

I più esotici leggevano classifiche straniere, “The dark side of the moon” in classifica per un’era geologica dei primi 100 di Bilboard… E cresceva costante e prepotente la mitologia anglosassone per cui l’Inghilterra sembrava la terra promessa della civiltà e del progresso giovanile (ma quando mai).

Oggi rimangono i ricordi e Youtube che ci dà tutto e di più, brani e concerti e persino i testi con un click, e mi viene una tristezza vedere quegli eroi musicali, ormai vecchiotti, che insistono a tenere capelli lunghi (bianchi o tinti) e ballettare con movimenti pelvici sui palchi come facevano un tempo, quando erano icone, modelli o veri e propri sex symbol. Ma sanno suonare e suonano ancora perché la musica ’70 e ’80 si basava anche sul virtuosismo e non sui computer e basi preconfezionate, e sanno cantare davvero … ancora.

Come ogni generazione che si rispetti sento la musica attuale e la commisero pietosamente quando l’unico davvero degno di essere commiserato sono solo io che invecchio e “non capisco” come fecero con i miei gusti musicali ai miei tempi.

Ma c’è luce in fondo al tunnel, grazie ad un film sono tornati e apprezzati i Queen, i miei figli li ascoltano e cantano e io, da buon “Anta”, li guardo con aria di sufficienza e compiacimento … “ah, allora anche voi …”

Mentalmente normale, NormaMentale, Marco Cestelli

Vogliamo “li sordi che ci cacciano in tasca dall’Europa, quelli che cce devono da”.

  Ho la spiacevole, ma netta, sensazione che il "glorioso popolo italico" non abbia contezza di cosa sia il  Piano Nazionale di Ri...